L'Architettura

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Il tema squisitamente rinascimentale della città ideale affascina anche Leonardo che comincia ad occuparsene a Milano sul finire degli anni '80 del Quattrocento. A differenza dei trattatisti contemporanei Leonardo ricerca un'organizzazione dello spazio non tanto geometrica quanto funzionale, in modo da dar soluzione ai diversi problemi della vita quotidiana: dal traffico, agli approvvigionamenti, alle esigenze igienico-sanitarie. Queste ultime giocano, infatti, un ruolo di primaria importanza nella progettazione vinciana, e non è un caso che i suoi studi per la città ideale si collochino all'indomani di una grave epidemia di peste, abbattutasi sulla capitale sforzesca nel 1485.

Le città della fine del Medioevo hanno, infatti, una struttura quanto mai favorevole al propagarsi dei contagi: vie strette e tortuose, alta densità abitativa (specie nei quartieri più poveri), scarichi fognari a cielo aperto, igiene personale assai precaria, gran diffusione di topi e parassiti. Per ovviare a una situazione tanto esplosiva sotto il profilo sanitario, Leonardo propone un tessuto urbano molto più aperto, caratterizzato da strade ampie e rettilinee e da una presenza capillare di corsi d'acqua. La città deve sorgere, infatti, in prossimità di un fiume dal corso abbastanza veloce da non creare ristagni che possano inquinare l'aria. Attraverso chiuse e conche l'acqua del fiume viene convogliata nell'abitato mediante una rete di canali, grazie ai quali è possibile provvedere innanzitutto alla pulizia urbana e al deflusso dei liquami, per i quali viene studiato un vero e proprio sistema fognario sviluppato a livello sotterraneo.

Se l'aspetto igienico-sanitario resta essenziale, i canali assolvono comunque anche ad altre importanti funzioni, come quella di garantire le comunicazioni e di agevolare gli approvvigionamenti. Il traffico merci avviene, infatti, almeno in parte, per via idrica, la quale è organizzata in modo tale da consentire lo scarico delle derrate perfino all'interno dei singoli palazzi: alcuni di essi sono, infatti, muniti di magazzini seminterrati, cui si accede direttamente dal canale esterno mediante una piccola darsena. La rete dei canali è dunque integrata in un sistema viario rigorosamente organizzato, che comprende, oltre ad essi, strade destinate al traffico veicolare e popolare, per le quali e, ad un piano superiore, strade destinate esclusivamente alla circolazione dei "gentili omini".

La città si configura quindi come articolata su due livelli, secondo un criterio di rigida separazione fra attività produttiva e occupazioni gentilizie, che si riflette nella stessa strutturazione del palazzo signorile. Ai piani nobili, cui si accede dalla strada alta, si svolge, infatti, la vita della famiglia del proprietario, mentre il piano inferiore è riservato ai locali di servizio (cucine, dispensa, legnaia) e si apre su un ampio cortile comunicante con la strada bassa. Come tutti i progetti analoghi dell'epoca, nonostante il suo sforzo in senso funzionale, anche quello leonardiano non è concretamente realizzabile, e verrà infatti abbandonato anche se l'originalità del progetto sintetizzabile nella fusione di architettura, meccanica e idraulica e nell'idea che la bellezza della città dovesse essere sinonimo di "funzionalità", fanno sì che con Leonardo venga a consolidarsi l'immagine dell'urbanista moderno.
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